A Casilda, in Argentina, un ragazzo intagliava automobili nel legno di balsa, e il suo desiderio, a dirlo con parole sue, era questo: «Io devo andare a Modena per ideare e costruire le mie macchine». Il museo di Horacio Pagani, a San Cesario sul Panaro, racconta come ci riuscì, da quei primi modellini alla fibra di carbonio, e la visita non si ferma all’ultima automobile: prosegue fin dentro l’atelier, dove le Pagani si costruiscono a mano in una piazza italiana, sotto una torre dell’orologio che batte le ore con la sua campana.
Ogni automobile uscita dalle sue mani mantiene una promessa. Juan Manuel Fangio acconsentì a prestare il suo nome alla prima, a una condizione: un motore Mercedes. Fangio morì prima che fosse finita, la vettura prese invece il nome di un vento delle Ande, e da allora ogni Pagani ha montato un V12 Mercedes-AMG. La C nel nome di quella prima vettura è di Cristina, la moglie di Horacio, partita al suo fianco per l’Italia con una tenda e due biciclette.
In breve
- Il museo e, alle sue spalle, l’atelier di produzione sono stati inaugurati nel dicembre 2017 a San Cesario sul Panaro, vicino a Modena.
- Il percorso segue Horacio Pagani dall’infanzia in Argentina fino alla fibra di carbonio, e una visita guidata prosegue nell’atelier.
- L’edificio è nato da uno schizzo di Horacio, e il figlio maggiore, Leonardo, ne ha sviluppato il progetto: marmo di Carrara, mattoni in stile modenese, ferro, acciaio e vetro.
- Le automobili vengono costruite a mano in una piazza italiana ricreata, sotto una torre dell’orologio.
- La Nonna, il prototipo del 1998 sul quale fu sviluppata ogni Zonda stradale, è esposta nel museo, restaurata.
- Ogni Pagani ha montato un V12 Mercedes-AMG: è la condizione che Fangio pose per prestare il suo nome alla prima.
Storia
Horacio Pagani nacque il 10 novembre 1955 a Casilda, nella provincia argentina di Santa Fe, figlio di un fornaio e di un’artista. Da ragazzo intagliava modellini di automobili nel legno di balsa, e sulle pagine del Reader’s Digest scoprì Leonardo da Vinci, la cui idea che arte e scienza debbano camminare mano nella mano sarebbe diventata la filosofia della sua azienda. Nel 1979 costruì la sua prima automobile, una monoposto di Formula 2 con motore Renault. Poi, con Cristina, una tenda e due biciclette, partì per l’Italia, portando con sé lettere di presentazione di Fangio che, da sole, non bastarono a trovargli un lavoro.
Passarono alcuni mesi prima che la Lamborghini lo assumesse, come meccanico al gradino più basso del reparto carrozzeria. Nel 1985 fu messo a capo del nuovo reparto materiali compositi e lavorò alla Countach Evoluzione; quando l’azienda non volle saperne di acquistare un’autoclave, chiese un prestito in banca e la comprò lui stesso. La sua impresa, che sarebbe diventata Modena Design, di giorno produceva compositi per la Renault, la Daihatsu, la squadra di Formula 1 della Ferrari, l’Aprilia e la Dallara, e di notte lui lavorava alla sua automobile. Nel 1992 si fermò con il suo primo collaboratore, Maurizio Ferrari, davanti a un campo incolto di San Cesario e gli disse: «Qui faremo la nuova fabbrica e costruiremo la macchina».
L’automobile doveva essere la Fangio F1. Al Salone di Ginevra del 1993 Horacio incontrò Dieter Zetsche della Mercedes-Benz, e la Mercedes accettò di fornire il suo V12. Fangio morì nel 1995, e il 9 marzo 1999, a Ginevra, l’automobile fu presentata come Zonda C12, dal nome di un vento delle Ande, con la C di Cristina. Nel 2011 seguì la Huayra, che prende il nome da un dio andino del vento, e nel 2022 la Utopia, dal libro di Tommaso Moro del 1516. Nel 2016 un nuovo atelier aprì vicino al primo stabilimento, e nel dicembre 2017 Horacio ne tagliò il nastro, insieme a quello del suo museo.
La collezione
Il museo è un unico viaggio, raccontato nell’ordine in cui Horacio lo visse: l’Argentina, la Lamborghini, Modena Design e le automobili. Si apre con i modellini in balsa che un ragazzo costruiva nella sua cameretta a Casilda, già allora uno studio sulla leggerezza, ed espone quelli che si sono salvati; si chiude nella fibra di carbonio. Nel mezzo, progetti inediti, schizzi originali, modelli in scala e gli strumenti del mestiere.
Le automobili cambiano con gli anni, e le Zonda hanno sempre tenuto banco. La più anziana è La Nonna: il telaio numero 2, il primo vero prototipo da strada della Casa, del 1998, sul quale fu sviluppata ogni Zonda stradale. Negli anni ha cambiato motori e ruote, mai il suo telaio in carbonio, ed è esposta restaurata. Le Zonda venute dopo, fra cui la Cinque e la R, le hanno fatto corona insieme alla Huayra e alla one-off personale di Horacio, la Zonda HP Barchetta Revo.
Poi la visita prosegue nell’atelier, alle spalle del museo. La Pagani lo chiama atelier e non fabbrica, e lo ha costruito come una piazza italiana: archi rinascimentali, lampioni, isole di verde, acciottolato e una torre dell’orologio la cui campana batte le ore. Lì gli artigiani lavorano a mano: nel reparto compositi, nel laboratorio di finitura della carrozzeria, sotto gli archi dove nascono i modelli speciali e al controllo qualità. Il materiale porta la firma della Pagani: il Carbo-Titanium, fibra di carbonio intrecciata con il titanio, impiegato per la prima volta sulle Zonda del 2009.
È un museo che finisce in fabbrica. L’infanzia del fondatore e la sala in cui si costruiscono le sue automobili sono un’unica visita, e la stessa idea percorre le due metà: l’arte e la scienza di Leonardo, mano nella mano, che un ragazzo trovò sulle pagine del Reader’s Digest e trasformò in un’azienda.
È anche una storia di fedeltà custodita nel metallo. La condizione di Fangio alloggia in ogni vano motore, la Zonda F fu l’omaggio che la Pagani gli rese, e la Huayra BC porta le iniziali di Benny Caiola, il primo cliente.
E la strada percorsa è breve: il primo stabilimento, dove nacquero le Zonda, è a circa un chilometro a piedi.
Esperienza di visita
Il museo sorge in Via dell’Industria 26, nella zona industriale di San Cesario sul Panaro, e alle sue spalle c’è l’atelier, in vetro, marmo di Carrara e mattoni in stile modenese.
Si entra in due modi: con un biglietto per il solo museo e l’audioguida, oppure con una visita guidata che dal museo prosegue nell’atelier, fra gli artigiani. Le fotocamere restano fuori dalle aree di produzione.
Prenotate la visita guidata, e per il museo arrivate in anticipo. Al resto della giornata pensa Modena, a venti minuti di strada.
Clima
| Mese | Max °C | Min °C | Precipitazioni mm | Giorni di pioggia | Luce diurna h |
|---|---|---|---|---|---|
| Gennaio | 8° | 0° | 53 | 8 | 9,3 |
| Febbraio | 10° | 0° | 70 | 8 | 10,5 |
| Marzo | 14° | 4° | 70 | 9 | 12,0 |
| Aprile | 18° | 7° | 85 | 11 | 13,5 |
| Maggio | 23° | 12° | 88 | 10 | 14,8 |
| Giugno | 28° | 16° | 67 | 9 | 15,5 |
| Luglio | 30° | 19° | 51 | 7 | 15,2 |
| Agosto | 30° | 19° | 61 | 8 | 14,0 |
| Settembre | 25° | 15° | 80 | 9 | 12,5 |
| Ottobre | 19° | 11° | 87 | 10 | 11,0 |
| Novembre | 13° | 6° | 99 | 11 | 9,6 |
| Dicembre | 8° | 1° | 74 | 9 | 8,9 |
Medie mensili per San Cesario sul Panaro, IT, 1991–2020.
Generato con informazioni del Copernicus Climate Change Service, 2026 (CC BY 4.0).
Né la Commissione europea né l’ECMWF sono responsabili dell’uso che può essere fatto delle informazioni Copernicus o dei dati in esse contenuti.
Posizione
Il museo sorge nella pianura fra Modena e Bologna, a San Cesario sul Panaro, un paese adagiato lungo il fiume da cui prende il nome. Modena dista 14 chilometri su strada, Bologna 31 e il suo aeroporto 27, Milano 188, verso nord-ovest. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Castelfranco Emilia, a 4 chilometri.
Tutt’intorno si stende la Motor Valley. Il Museo Enzo Ferrari di Modena è a 14 chilometri; il Museo Automobili Lamborghini, a Sant’Agata Bolognese, a 15; il Museo Ducati, a Borgo Panigale, a 23; il Museo Ferrari di Maranello a 23; il circuito di Modena a 24; la Collezione Umberto Panini, con le sue Maserati, a 26; il Museo Ferruccio Lamborghini, a Funo di Argelato, a 35. Imola, il cui autodromo porta i nomi di Enzo e Dino Ferrari, è 77 chilometri a sud-est.
Indirizzo
26 Via dell'Industria
41018 San Cesario sul Panaro
Provincia di Modena, Emilia-Romagna
Italia
Sito web